L’annata 2016/2017 nell’Oliveto della Riviera Ligure

La precedente stagione olivicola 2015/2016 è stata un’annata straordinaria per vari motivi. Sono state rilevanti tanto la quantità quanto la qualità dell’olio in relazione alle condizioni meteorologiche favorevoli e senza la presenza della mosca olearia. Normalmente ad una stagione di carico segue una stagione di scarico. La circostanza è propria anche per la cultivar Taggiasca ed in generale per l’ambiente ligure. Il raccolto elevato dell’annata precedente ha determinato una riduzione del numero di fiori utili all’annata successiva.

Per ovviare a questa tendenza si ricorre ad una serie di buone pratiche colturali, utili a favorire le attività vegetative (accrescimento e sviluppo della pianta) e riproduttive (legate al fiore ed al frutto).

Un altro punto fermo, ormai consolidato negli anni, consiste nella raccolta anticipata. Questo allo scopo di evitare alle piante gli stress fisici e climatici.

In relazione a questo secondo aspetto, il clima non è stato favorevole dalla seconda metà del 2015 al 2016. Infatti si è manifestata una temuta condizione di siccità. L’ultima quantità di pioggia rilevante risale infatti ad ottobre 2015 e nell’anno le precipitazioni effettive sono state inferiori ad un terzo della media.

In più l’inverno del 2016 è stato mediamente caldo e ha favorito la sopravvivenza delle larve di mosca olearia. A questa condizione è seguita una successione di temperature instabili e quindi una elevata umidità atmosferica. Da luglio in avanti le temperature sono state elevate di giorno e più basse di notte, con assenza costante di precipitazioni.

A fronte di una allegagione limitata anche dalle condizioni di umidità sul fiore e quindi ad una situazione produttiva variata sul territorio si aggancia la più temuta condizione estiva: all’indurimento del nocciolo, momento in cui l’oliva diventa sensibile alla mosca, si manifesta in modo invasivo la presenza dacica. Oltretutto, con poco frutto disponibile, la mosca ha colpito in modo deciso le aree di maggiore produzione. Ne consegue che si è reso necessario un trattamento adeguato a tre riprese rispettando i tempi di carenza.

Nei mesi estivi, inoltre, si poteva optare per una potatura di mantenimento eliminando polloni in sovrannumero, avendo già potato in modo severo nell’anno 2015. Le particolari condizioni vegetative delle piante, che si sono poste in difesa di sé stesse, con poca produzione di polloni, ha reso non necessario questo intervento.

Ulteriore problema è stato rappresentato dallo stress idrico: frutto disidratato, pezzatura dell’oliva inferiore alla media, anticipo dell’invaiatura, scarsa produzione di polloni sui rami quanto alla radice fino alla cascola anticipata. Di fatto l’olivo, albero straordinario, regola per conto suo la propria resistenza alla siccità. Solo le prime piogge autunnali e un abbassamento della temperatura, in ottobre, hanno limitato questa situazione difficile, rendendo possibile una prospettiva di produzione migliore.

Lo sfalcio manuale dell’erba ha preparato il terreno alla raccolta, che si individua precoce anche in relazione all’invaiatura dei frutti già pronunciata.

I tempi ed i costi del lavoro prima della raccolta

Con una stagione siccitosa ed un trattamento di pulizia degli alberi effettuato a ridosso della scorsa stagione, non è stata necessaria una ulteriore concimazione.

I lavori si sono concentrati su quanto necessario. In particolare è stato impegnativo lo sfalcio dell’erba, per complessive due giornate / uomo (una giornata / uomo equivale a 8 ore di lavoro).  Lo sfalcio manuale con decespugliatore ovvia all’impiego invasivo di disseccanti o diserbanti. Si salvaguardia così l’equilibrio del terreno.

Considerando l’andamento dell’infestazione della mosca olearia, sono stati necessario tre trattamenti antidacici, tutti controllati, alle dosi consigliate e nei tempi di carenza. Il primo è avvenuto ai primi di luglio. Il monitoraggio ha fatto notare una percentuale di punture oltre 8 %. Si tratta di mosche sopravvissute ad un inverno non gelido, entro olive cadute e non raccolte. Si è lavorato in tal senso ancora entro l’estate, onde rispettare i tempi di carenza. In generale è stato utilizzato anche un prodotto derivato dalla nicotina, ma assolutamente non nocivo per l’uomo, nonché l’ossicloruro di rame, prodotto ammesso in agricoltura biologica e utile disinfettante per la pianta. In tutto sono state impiegate tre giornate / uomo.  Nulla di più prima della raccolta.

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