Primi assaggi di primavera: dopo basse temperature e periodi piovosi, hanno fatto la loro comparsa giornate più miti e soleggiate. Inizia quel complesso di fenomeni influenzati dalla lunghezza dei periodi di luce (in progressivo aumento) e dal soddisfacimento del fabbisogno in freddo (che nell’olivo è quantificabile in circa 200-250 ore di temperature al di sotto tra 0 e 11 °C con ottimo a 7 °C) che portano all’aumento dell’attività delle diverse parti della pianta, attraverso una graduale ripresa delle attività di gemme e radici che comporta una maggiore mobilità delle sostanze di riserva e il loro impiego da parte di questi organi. A mediare questo processo sono messaggeri chimici che consentono a parti diverse della pianta di comunicare tra loro: si tratta degli ormoni vegetali, in particolar modo delle gibberelline e delle citochinine.
Queste fasi implicano quindi un’intensa attività da parte della pianta anche in termini di impiego di nutrienti quali azoto, calcio, fosforo e potassio che al risveglio vegetativo vengono richiamati dalla maggiore attività delle gemme.
L’azoto è l’elemento che stimola maggiormente la crescita e lo sviluppo vegetativo e che viene traslocato dalle zone dove viene accumulato in forma organica (principalmente branche e radici) alle zone di maggiore accrescimento (rami nuovi, foglie). Se le condizioni di umidità del terreno sono buone la risposta della pianta è rapida, tenendo presente che il rilascio in oliveto degli scarti della potatura (meglio se triturate o addirittura compostate) consente una restituzione di azoto stimata nell’ordine del 50% rispetto alle asportazioni. Data l’elevata mobilità di questo elemento nelle sue diverse forme (nitrica e ammoniacale) è bene prevedere un frazionamento della distribuzione, considerando i tre-quattro momenti di maggiore richiesta: quello a fine inverno-inizio primavera (prima della ripresa vegetativa), quello alla mignolatura e quello all’indurimento del nocciolo ai quali si somma quello post-raccolta (dopo la raccolta ma prima delle piogge per evitare perdite e dilavamento),
L’azoto viene assorbito nella forma nitrica (NO3–) che è anche quella più facilmente dilavabile ovvero che può essere trasportata dalle piogge lontano dalle radici assorbenti. Si stima che una produzione di 40-50 q di olive ad ettaro (considerando una densità teorica di 156 piante) richieda circa 100 kg di azoto che sarebbe opportuno restituire con distribuzioni frazionate nelle tre epoche citate sopra. Se consideriamo 156 piante ad ettaro (con un sesto di impianto indicativo di 8 x 8 metri nel nostro oliveto dimostrativo di Lucinasco che consideriamo ampiamente rappresentativo per la Liguria) ne consegue una quantità da distribuire pari a circa 0,6 kg di azoto (N) a pianta.
Elementi quali il fosforo e il potassio hanno invece una ridotta mobilità ed è pertanto preferibile distribuirli nelle fasi post raccolta (autunno e inverno), pertanto siamo al limite del periodo utile, mentre nel caso dell’azoto è consigliabile attendere ancora qualche settimana, anche per consentire un ulteriore rialzo della temperatura a livello delle radici.
Si tratta ovviamente di indicazioni di massima calibrate sulla zona dell’Oliveto dimostrativo che devono essere integrate dalla conoscenza della tipologia di terreno e dal contenuto in elementi nutritivi, dalle caratteristiche delle varietà e dal tipo di tecniche agronomiche adottate oltre che dalle condizioni climatiche e dal livello produttivo; la determinazione dei fabbisogni nutrizionali dell’olivo (come di tutte le colture) può essere ricondotta alla seguente equazione:
Quantità di fertilizzante = Fabbisogno della coltura – Apporti + Perdite
Per chi volesse approfondire:
https://www.agriligurianet.it/en/impresa/marchi-e-disciplinari/disciplinari-di-produzione/disciplinari-agroambientali.html

Dal suolo alla pianta: per iniziare



