Una coltura tradizionale e “l’internet delle cose”: a prima vista una coppia improbabile, in realtà una sinergia possibile e stimolante per gestire al meglio l’oliveto. Si tratta dell’olivicoltura di precisione.
Il 25 febbraio scorso nell’oliveto dimostrativo di Lucinasco si è tenuto l’incontro informativo finale del progetto “Drupe – Decision support system based on in-situ and aeRial spectroscopy and distribUted network of heterogeneous sensors for the Production of olivEs” finanziato dal Programma Regionale FESR 2021-2027 che ha lo scopo di ottimizzare le risorse per l’olivicoltura del futuro attraverso lo sviluppo di un sistema di supporto alle decisioni (DSS), grazie alla collaborazione tra CeRSAA, Consorzio per la Tutela dell’Olio Extravergine di Oliva DOP “Riviera Ligure”, del CNR e di numerosi partner privati (qui l’elenco completo: https://www.cersaa.it/drupe-por-fesr/).
Nelle diverse fasi del progetto sono stati installati e connessi numerosi sensori per la raccolta dei dati consistenti in sensori in grado di registrare parametri nel suolo, nell’aria e sulla pianta che, opportunamente elaborati, possono fornire un concreto supporto nella difesa, nella nutrizione e nell’irrigazione dell’oliveto.
La fase di restituzione dei dati rappresenta il “collo di bottiglia” dell’intera operazione: i dati, raccolti a intervalli predeterminati (da minuti a settimane), devono essere elaborati in modo tale da per poter essere poi utilizzati praticamente nella gestione dell’oliveto, dalla nutrizione alla difesa, oltre che per indagare fenomeni ancora poco definiti (si pensi alla cascola estiva dei frutti).
I 10 sensori per la misurazione dei principali parametri del terreno (pH, nutrienti quali azoto, fosforo e potassio, conducibilità elettrica che fornisce una stima della salinità e della disponibilità dei nutrienti) sono stati posizionati nel suolo, distribuiti nell’oliveto al fine di evidenziare la variabilità spaziale di questi parametri e intervenire dove necessario.
I 3 sensori di bagnatura fogliare sono stati posizionati all’interno della chioma in posizioni target per determinare il livello di umidità e quindi anche le condizioni per lo sviluppo di alcuni parassiti (tra i quali il principale è l’occhio di pavone). E’ stata individuata la posizione più critica ovvero quella più umida, rivolta verso nord e un angolo di 45 °C rispetto alla verticale per simulare al meglio il comportamento dell’acqua sulla foglia.
Una serie di 14 sensori provvede a misurare diversi parametri al suolo quali la temperatura (spesso trascurata), il contenuto in acqua in volume e l’umidità, così da poter integrare tali conoscenze sia nell’ambito del comportamento delle piante che nella gestione dei parassiti (si pensi allo svernamento della mosca olearia nel terreno).
La misurazione dei principali parametri meteorologici e la loro elaborazione è naturalmente realizzata attraverso una stazione meteorologica in grado di misurare temperatura dell’aria, piogge (o meglio precipitazioni in tutte le forme) oltre alla velocità e alla direzione di provenienza del vento (misura a intervalli predefiniti di pochi minuti) e l’indice di radiazione solare, correlato anch’esso alla fisiologia dell’olivo.
Sono presenti diversi sensori (5) per determinare la quantità di ossigeno e anidride carbonica correlati all’efficienza fotosintetica della pianta e la resistenza agli stress termici.
Completano la dotazione ulteriori sensori, 3 termometri a infrarossi e 4 sensori per la determinazione del contenuto volumetrico in acqua.
Queste informazioni vengono impiegate per valutare meglio lo stato vegetativo delle piante ai vari stress ambientali (idrico, ossidativo, ecc.) sia per supportare le decisioni in merito alla gestione dei parassiti.
Nella prossima “pillola” tratteremo gli aspetti di elaborazione e restituzione dei dati.

Drupe: un momento dell’incontro a Lucinasco





