La conclusione della raccolta delle olive non coincide con il termine dell’anno agronomico, bensì con la prima operazione strategica della campagna produttiva successiva. Questa settimana illustriamo le buone pratiche agronomiche post-raccolta per disinfettare la chioma, ricaricare gli organi di riserva e pianificare l’uso mirato dei biostimolanti al fine di ridurre il deleterio fenomeno dell’alternanza di produzione.
1. Disinfezione post-raccolta e post-potatura
L’azione meccanica degli abbacchiatori e degli scuotitori provoca lacerazioni corticali e ferite microscopiche ma diffuse su rami e giovani germogli. Queste ferite costituiscono la principale via di accesso per il batterio Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi, agente causale della Rogna dell’olivo. Per bloccare la penetrazione batterica, è necessario eseguire un trattamento fitosanitario entro 48 ore dal termine della raccolta, utilizzando prodotti rameici batteriostatici. Una soluzione d’avanguardia è rappresentata da miscele di rame e zinco complessate con acido citrico sotto forma di idracido. Questo assicura una rapida assimilazione nei tessuti e stimola le difese della pianta senza indurre fenomeni di resistenza. In alternativa, si possono applicare formulati rameici tradizionali.
2. Profilassi nutrizionale autunnale per le riserve della pianta
La ripresa vegetativa e la successiva fioritura primaverile dell’olivo avvengono quasi interamente a spese delle sostanze di riserva (azoto organico, carboidrati, microelementi) accumulate nei rami e nel legno durante l’anno precedente. Infatti, nel corso della primavera, la temperatura del suolo è bassa e l’attività radicale è insufficiente a sostenere l’elevato fabbisogno metabolico della mignolatura. L’autunno è quindi il momento fisiologico ottimale per intervenire con interventi di concimazione di base, meglio se con fertilizzanti a base organica.
3. L’Uso sinergico dei biostimolanti fogliari: autunno vs primavera
I biostimolanti non sono semplici fertilizzanti, ma molecole bioattive in grado di regolare la fisiologia della pianta e mitigare gli stress abiotici. Tuttavia, per ottimizzarne l’efficacia ed evitare sprechi economici, è fondamentale comprenderne la corretta tempistica d’uso in relazione alle fasi fenologiche.
La futura ripresa vegetativa sarà il momento biologico cruciale e l’asse di collegamento con la nuova stagione produttiva, per contrastare efficacemente l’alternanza di produzione. L’applicazione primaverile (da marzo a inizio fioritura) di estratti di alghe ricchi di betaine, citochine naturali ed amminoacidi stimola attivamente la divisione cellulare delle giovani drupe (citochinesi), ottimizza l’efficienza d’uso dell’acqua e dei nutrienti (attivando i trasportatori radicali) e promuove la sintesi endogena di auxine (ormoni del mantenimento del frutto) a scapito dell’acido abscissico (ormone del distacco). Questa ricarica energetica e ormonale aumenta in modo significativo l’allegagione e riduce drasticamente la suscettibilità dei frutticini alla successiva cascola estiva, garantendo una produttività costante nel tempo.




