L’olivicoltura ligure è fortemente penalizzata dalle anomalie termo-pluviometriche. Gli inverni sempre più miti ostacolano il necessario riposo vegetativo (alterazione delle Chill Units), mantenendo la pianta attiva ed esponendola a danni da ritorni di freddo. In estate, prolungati periodi siccitosi si combinano a ondate di calore estreme (fino a 40°C), seguite da piogge torrenziali. Queste condizioni hanno portato a crolli produttivi ripetuti e a un’alternanza di produzione esasperata. Mitigazione agronomica: I tecnici devono puntare alla riduzione del volume traspirante tramite una potatura di contenimento e ringiovanimento (altezza massima di 4,5 metri, con forme ad ombrello assecondando il portamento di cultivar come la Taggiasca). È vitale l’impiego di corroboranti fisici come il caolino o la zeolite; applicati in luglio e agosto, creano un film riflettente che incrementa il raffreddamento evaporativo (rallentato dalla chiusura degli stomi), abbassando la temperatura superficiale di foglie e drupe. A questo si unisce l’utilizzo di biostimolanti (estratti di alghe, amminoacidi, …) per mitigare lo stress della pianta e favorirne il recupero vegetativo.




