Nei complessi contesti collinari liguri, l’assenza di invasi strutturali sposta il focus della conservazione idrica sulle caratteristiche fisiche del terreno (“stoccaggio naturale”). I suoli in pendenza subiscono gravi perdite per ruscellamento superficiale, mentre la natura grossolana disperde l’acqua per percolazione profonda, rendendo disponibile alla radice solo il 10% della pioggia utile. Per incrementare artificialmente il “contenitore” e ritardare la soglia critica di deficit, l’agronomo deve lavorare sulla ritenzione idrica: la pratica basilare per l’olivo terrazzato è l’apporto massiccio di sostanza organica. L’integrazione di ammendanti, compost o letame (fino a 15 tonnellate per ettaro nei suoli impoveriti) agisce sul complesso di scambio cationico, aumentando la capacità del suolo di immagazzinare l’umidità meteorica o irrigua e rilasciarla lentamente nei mesi estivi. Anche la corretta gestione del suolo (inerbimento controllato e monitoraggio della biocenosi tellurica) diviene uno strumento primario di resilienza idrica. Infine, recenti lavori e sperimentazioni stanno indagando l’uso di “cartucce a biochar” (cenere vegetale da pirolisi) quale strumento di “irrigazione passiva”. I primi risultati della sperimentazione in Liguria saranno disponibili più avanti.




