Mentre la cascola fisiologica rappresenta un meccanismo di autoregolazione dell’olivo volto ad adeguare il carico di frutti alle risorse energetiche e idriche della pianta nelle prime settimane post-allegagione, la cascola fisiopatologica è scatenata sia da attacchi diretti e indiretti di agenti fitopatogeni e parassiti animali, sia da condizioni ambientali sfavorevoli. Questa settimana affrontiamo il nesso ecofisiologico tra l’insorgenza delle fitopatie e il distacco prematuro della drupa, evidenziando come funghi, batteri e insetti compromettano le capacità produttive dell’oliveto.
I patogeni e fitofagi – chiave
1. Mosca delle olive (Bactrocera oleae). Rappresenta senza alcun dubbio il fitofago più pericoloso per l’olivo a livello quanti-qualitativo. La femmina depone l’uovo nella drupa ricettiva; la larva svernante o estiva si nutre del mesocarpo (la polpa), scavando gallerie che distruggono il tessuto cellulare e aprono la via a marciumi fungini secondari (come la Lebbra). Questo danno meccanico e biochimico compromette l’equilibrio ormonale della drupa, provocando una cascola pre-raccolta che raggiunge il picco tra agosto e ottobre, in funzione del grado di infestazione della drupa stessa. Si ricorda, infatti, che una drupa può essere infestata anche da più di una larva di mosca. È importante notare che la mosca è attratta primariamente da frutti idratati e turgidi; pertanto, gli oliveti ben gestiti dal punto di vista idrico e nutrizionale sono paradossalmente più soggetti ad attacchi intensi. Sul piano ecoclimatico, temperature superiori ai 32-35°C determinano un’elevata mortalità di uova e giovani larve, oltre ad arrestare l’attività riproduttiva degli adulti.
2. Tignola dell’olivo (Prays oleae). Questo lepidottero svolge due generazioni annuali. Mentre la generazione antofaga (sui fiori) causa danni trascurabili legando le infiorescenze con fili sericei, la generazione carpofaga (fruttifera, attiva da fine giugno a luglio) è estremamente distruttiva. La larva penetra nella giovane drupa insediandosi all’interno del nocciolo ancora tenero, di cui divora la mandorla. Tra fine agosto e settembre, completato lo sviluppo, la larva fuoriesce perforando la zona adiacente al peduncolo, recidendo di fatto i fasci vascolari e causando la caduta immediata del frutto (cascola tardiva).
3. Occhio di pavone (Spilocea oleaginea). Fungo ascomicete altamente specializzato che causa macchie circolari concentriche sulle foglie. In condizioni di elevata umidità e temperature miti (12-18°C), provoca una defogliazione massiva (superiore al 50%). La perdita di foglie riduce l’area fotosintetizzante e le riserve di carboidrati della pianta, innescando una severa cascola post-allegagione e compromettendo la differenziazione delle gemme per l’annata successiva (riduzione della resa in olio del 30-40%). Il fungo può inoltre attaccare direttamente il peduncolo del frutto, causandone la necrosi e il distacco diretto.
4. Rogna dell’olivo (Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi). Questa batteriosi penetra attraverso le ferite cuticolari e si sistemizza all’interno della pianta. La moltiplicazione del batterio induce la formazione di galle tumorali (ipertrofie cataplastiche) su rami e rametti fruttiferi, determinando l’occlusione parziale o totale dei vasi xilematici. Il blocco del flusso linfatico provoca il progressivo disseccamento apicale delle ramificazioni e la conseguente cascola indiretta delle olive sovrastanti. Lo studio scientifico di Keciri, Tombesi et al. (2013) condotto su cultivar Frantoio ha confermato che l’infezione riduce drasticamente la produzione media di olive per pianta (fino a dimezzarla in aree ad elevata pressione della malattia), sebbene non influenzi i parametri chimici di qualità dell’olio estratto (acidità, numero di perossidi e polifenoli totali rimangono costanti).
Responsabili secondari e fitofagi minori
Accanto ai patogeni principali, esistono insetti minori che possono localmente aggravare la cascola o indebolire la chioma:
• Lepidotteri dei rami (Euzophera bigella e Euzophera pinguis). Queste tignole dei rami scavano gallerie corticali sotto la corteccia del tronco e delle branche, distruggendo i tessuti vascolari e provocando vistosi ingrossamenti o rigonfiamenti cicatriziali. Ciò interrompe il flusso linfatico e porta all’intristimento e al disseccamento delle ramificazioni più giovani, con conseguente perdita del raccolto e possibile cascola indiretta. Inoltre, le gallerie scavate da Euzophera spp. costituiscono una via d’accesso ideale per l’inoculo batterico di Pseudomonas savastanoi (Rogna); viceversa, i tumori superficiali di P. savastanoi possono rappresentare una via di accesso facilitata per Euzophera spp..
• Oziorrinco (Otiorrhynchus cribricollis). Coleottero curculionide ad attività notturna. Gli adulti risalgono dal terreno per nutrirsi, compiendo caratteristiche erosioni a semiluna sui margini fogliari. In caso di forti infestazioni, specialmente su giovani piante o nuovi impianti, gli adulti rodono direttamente i piccioli delle foglie e i peduncoli delle drupe, determinando una cascola meccanica diretta e immediata.
Tabella di sintesi: fisiopatologia, cascola e rese
Sintesi degli effetti delle principali problematiche fitosanitarie sulla fisiologia della pianta di olivo, evidenziando la tipologia di cascola associata e l’entità del danno produttivo diretto.





